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Dislessia (in matematica): una malattia progettata a tavolino

dislessia
Giu
13

Dislessia (in matematica): una malattia progettata a tavolino

La dislessia non esiste.

La dislessia e’ la nuova malattia sociale di questo secolo, inventata a tavolino per creare lavoro a psicologi, psichiatri e centri specialistici il cui scopo e’ etichettare il bambino con certificati che lo segneranno per il resto della vita. E qui purtroppo sono spesso complici i genitori che, per eccesso di amore e senza rendersene conto, finiscono per danneggiare l’equilibrio mentale del figlio, come pure il suo andamento scolastico.

Siamo entrati in una spirale impazzita.

Ma qual’e’ la spinta che fa girare il vortice della dislessia? L’autoipnosi. Quando un bambino afferma “io sono dislessico in matematica”, il suo cervello immediatamente registra l’informazione e per autoinduzione crea il problema dove questo prima non esisteva. E come si suol dire… “la frittata e’ fatta”.

Ne’ la scuola montessoriana, ne’ la scuola staineriana, e tanto meno il buddismo, riconoscono la dislessia come “malattia”.

  L’essere umano e’ provvisto di 3 motori: il motore del cervello, il motore del cuore (amore, odio, ecc.) e il motore delle emozioni (gioia, felicita’, ecc.). Questi tre centri, per far si che la macchina umana funzioni perfettamente, devono viaggiare in sincronia l’uno con l’altro, ovvero alla stessa velocita’. Quando cio’ si verifica, nell’alunno si sviluppa uno stato di perfetta armonia ed equilibrio che lo induce ad esprimere al massimo tutte le sue potenzialita’. Caso contrario si ha invece quando uno di questi motori vaggia ad una velocita’ superiore mentre l’energia degli altri due centri viene dimezza automaticamente. Come una qualsiasi altra macchina, in tali condizioni la macchina del corpo non puo’ fare altro che incepparsi e iniziare a funzionare male. Da qui nascono le cosidette difficolta’ motorie di lettura, matematiche, ecc.

Come di cura allora la… “dislessia”?

Un’ottima igiene mentale e’ la meditazione a cui il bambino dovrebbe essere educato sin dalla tenerissima eta’, prima che ego e personalita’ prendano il sopravvento. All’interno della mia scuola, invece, viene curata all’insaputa dell’alunno e lavorando semplicemente sull’“immagine”. Per “immagine” si intente: trasformare la materia, qualsiasi essa sia, in un’immagine concreta, tangibile e immediatamente comprensibile, che unita a parole semplici, dette con il giusto tono, trasformano la materia in favola. Cito un esempio legato alla matematica, o meglio alla protomatematica.

Qual’e’ la prima operazione nata con l’uomo primitivo?

La riposta e’ semplice: la divisione. Ogni sera, infatti, all’uomo primitivo spettava l’importante compito di spartire la selvaggina cacciata durante il giorno e dare ad ogni membro del nucleo familiare esattamente quanto gli altri avevano ricevuto. Lo stesso concetto di divisione diventa poi di piu’ immediata comprensione se si prendono ad esempio dei sassolini e si inizia a suddividerli fra le persone presenti. Cosi’ facendo, concetti astratti come dividendo, divisore, grado, gradiente e rapporto, acquistano quella concretezza capace scattare nell’alunno l’interesse per la matematica e, gradualmente, anche l’amore e l’impegno per lo studio.

Dal linguaggio matematico astratto al linguaggio comune concreto.

Talete di Mileto era un filoso greco dell’antichita’ che ebbe il grande merito di aver importato dal mondo egizio alcune basilari nozioni di geometria e matematica. Si trattava di conoscenze empiriche, basate cioe’ su fatti concreti derivati dall’esperienza diretta della realta’. Insieme ad altri grandi dell’epoca, Talete dedico’ quindi la sua intera esistenza a tradurre queste conoscenze in una vera e propria scienza dotata di uno specifico linguaggio. Dal linguaggio comune che questa materia possedeva originariamente, si passo’ allora a quel linguaggio astratto e formale che consente oggi di garantire la precisione del risultato e allontanare ogni sorta di perplessita’scientifica. Questa trasformazione, tuttavia, tanto fondamentale quanto inevitabile, produsse una scienza che non suscita ne’ immagini ne’ emozioni e che, se introdotta a scuola prematuramente, crea nell’alunno non poche difficolta’ di comprensione, spesso etichettate come “dislessia matematica”. Il grave errore commesso oggi da certi insegnanti e’ proprio quello di non educare l’alunno al linguaggio astratto della matematica. Troppo spesso, infatti, questi danno per scontato che lo studente sia in grado da solo di comprendere concetti che richiedono invece una certa preparazione di base. Per questo motivo, passaggi concreti ed elementari che potrebbero portare l’alunno a comprendere naturalmente la materia, vengono completamente saltati creando grande frustrazione sia nell’alunno che nei genitori. Per evitare che tutto cio’ continui inevitabilmente a verificarsi invito quindi gli insegnanti di tutte le scuole a trattare i passaggi matematicatici partendo dal linguaggio comune per poi giungere, gradualmente, al linguaggio matematico-astratto. Con si facendo, oltre alla comprensione, crescera’ nell’alunno anche l’autostima in grado di riportare gioia e serenita’ famiglia. E ovviamente… anche la parola dislessia sara’ solo che un lontano ricordo!

Non si puo’ pretendere che un bambino studi da solo matemica senza che prima qualcuno gli abbia insegnato a studiarla.

Frau Zorzenon

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